Il funerale di un invisibile

© Tino Veneziano
© Tino Veneziano

Roma, agosto..

 
Ieri sono stato ad un funerale. Il funerale di un "invisibile". E' estate, fa caldo, c'è afa, in Basilica una trentina di persone, ma non è il solito funerale, è speciale, è morto un amico con tanti problemi e che viveva per strada. Seguo con attenzione le parole del prete, ricorda l'amico morto giovane sotto un ponte di Roma, non stava bene e il caldo ha fatto la sua parte. E' morto un "barbone" sotto un ponte, non è il primo e non sarà l'ultimo, povera gente, miseria di umanità non sporca, non poco dignitosa, ma abbandonata. Ascolto con attenzione, ma i miei occhi vagano, lo so, il mio essere fotografo prende il sopravvento anche in queste occasioni, eh si, ci sono scene bellissime che posso solo immortalare con il clic degli occhi e serbarle nell'hard disk del mio cuore.

Ad un certo punto penso che se in quel preciso istante ci fosse Pasolini, avrebbe scritturato la maggior parte dei presenti. Che volti, che espressioni, che modi di muoversi, altro che accattone, altro che neorealismo, una vera immersione di umanità vera, concreta, colorata, tatuata, piercingata..

C'è il rito, c'è un coro, ci sono amici che vivono per strada e amici che l'aiutano a sopravvivere, quando con un panino, quando con una coperta quando con una doccia, insomma uno strano legame di solidarietà non fatto da parentela di sangue ma di sincero affetto.

In quel funerale si incontrano due mondi, ambedue stretti intorno ad una bara e un funerale pagato dal Comune agli "invisibili".

La bara, la bara è semplice, sopra un mazzo di fiori e una Bibbia aperta, l'amico che è morto era una persona sensibile, una umanità sofferente, delusa dai sogni e dagli affetti, un tipo che non puoi non ricordare e se ci hai parlato lo ricordi con simpatia e ti rendi conto che è morto un uomo mite.

Come detto, gli occhi vagano, scrutano, osservano particolari che ad altri sfuggono, i colori, le ombre, i controluce e le espressioni. Le figure che si muovono intorno alla bara disegnano delle quinte in cui trapelano volti e espressioni, come una specie di zoom passo da una quinta all'altra che si sono formate facendo capanello intorno alla bara. C'è stata una processione durante tutta la messa, la gente che arrivava andava alla bara, chi la accarezza, chi si inginocchia, chi la bacia, e chi gli bussa contro, si si, bussa, come a dire, sto qui, sono venuto, volevo salutarti..

Poi c'è chi ci parla, a volte sommessamente, a volte ad alta voce, incurante del momento, c'è chi gli dice, ricordi? Oppure, te lo volevo dire che.. o chi senza vergogna gli dice, ti chiedo scusa per quella volta che..

Io non so come sarà il mio funerale, o meglio lo so, sarà composto, con gente composta, con un coro composto, con parenti composti, con amici composti, insomma un composto funerale, e ho pensato invece, guarda questo funerale non ha nulla di composto ed è bellissimo...

Usciamo, fa caldo in Basilica, seguiamo la bara che è inclinata perchè uno dei portatori è molto più alto degli altri, sorrido, e penso, ma guarda come è sbilenca, manco questo è composto...

Fa caldo anche fuori, forse anche di più, mi si avvicina una zingara che chiede sempre l'elemosina davanti alla Basilica, e mi chiede, a Tì ma chi era? Gli dico il nome, e lei sgrana gli occhi, sinceramente addolorata mi dice ma quanto mi spiace, gli occhi gli diventano rossi, e prima che vedessi sgorgare le lacrime, si avvicina all'auto dove è stata riposta la bara. Avevano già chiuso, lei abbraccia il lunotto, bacia il vetro, si segna come fanno gli ortodossi e con le dita disegna una croce sul vetro, la vedo staccarsi lentamente, non si volta, e non vedo neanche questa volta le sue lacrime, poi guardo il vetro che è tutto bagnato...

La gente lentamente si allontana dopo aver chiaccherato e ricordato l'amico, mi si avvicina un signore e nel contempo anche un punk, bellissimo contrasto, il signore in giacca e cravatta e il punk tutto borchiato e tatuato, alla lingua ha del metallo, alle orecchie pure, sul naso anche, penso, certo deve avere problemi con le calamite...

Ambedue mi chiedono, chi era? Gli spiego a grandi spanne, mi ascoltano con attenzione, interessati, colpiti dalla scena insolita di gente cosi eterogena che era li, il punk mi dice - non lo conoscevo ma da quello che mi racconti mi spiace non averlo conosciuto, anche il signore con giacca a cravatta mi dice, anche a me, che darei per avere un funerale così e avere questo tipo di gente che mi saluta..

Vanno via insieme, li ho visti entrare al bar a prendere una birra...

Vado via anche io, con il dispiacere nel cuore ma con un sorriso e tanta serenità, a me non fa paura la morte, il morire si, tanto, ma la morte in se no, e penso, bah! Speriamo che anche al mio funerale un signore con giacca e cravatta senta il bisogno di pagare amichevolmente una birra a uno che non vorrebe mai incontrare sulla sua strada. E ripenso a Pasolini, e gli dico ... che te sei perso.

 

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